Autore: Roberto Srelz

  • What have I

    What have I

    I bought you drinks, I brought you flowers
    I read you books and talked for hours
    Every day, so many drinks
    Such pretty flowers, so tell me

    At night, the people come and go
    They talk too fast, and walk too slow
    Chasing time from hour to hour
    I pour the drinks and crush the flowers

  • violenta e libera se vuoi

    violenta e libera se vuoi

    figli di una vecchia canzone

  • le cose che contano

    le cose che contano

    “Il desiderio di lode è comune a tutti: l’uomo onesto si sente gratificato dagli amici non meno che l’uomo dissoluto dagli adulatori. La distinzione sta nel fine cui il piacere tende. I pittori mescolano colori brillanti e pigmenti, ed esistono certe medicine brillanti alla vista e che hanno un colore gradevole. Così anche le gentilezze degli amici oltre alla componente onesta e utile hanno in sé, come un fiore, la facoltà di dare gioia, e può capitare che si servano dello scherzo, dell’atmosfera conviviale, del vino e talvolta anche delle risate sciocche, come condimento per questioni più nobili e serie.

    Il compito e il fine dell’adulatore, invece, è quello di cucinare e condire con elementi gradevoli qualche scherzo, azione o discorso che mira unicamente al piacere. Costui farebbe qualsiasi cosa pur di riuscire gradito, mentre il vero amico agisce sempre secondo giustizia, e quindi a volte risulta gradito e a volte no, anche senza volerlo. E comunque non se ne preoccupa, se considera la propria scelta come la migliore. Così, talvolta, l’amico, rallegrando il compagno con lodi e parole gentili, lo spinge a compiere il bene; quando invece è necessario un rimprovero, lo attacca con parole mordaci e franchezza vigile”.

    [Plutarco]

  • tempo inverso racconto di una sera

    tempo inverso racconto di una sera

    Arriviamo a piedi. Dieci minuti dal centro. Scatole, luci, riflettori. Macchine fotografiche. Siamo un bel gruppo: uomini e donne, le modelle arriveranno dopo. Sono le nostre regine: dovremmo dire che loro sono qui per noi, per mostrarsi ai nostri occhi attraverso l’obiettivo, e in realtà penso che sia il nostro turno di essere qui per loro. Per imparare. Per guardare, non c’è dubbio. Con che occhi guarderemo? Non lo sappiamo ancora. Quando arrivano, loro salutano tutti, sono cortesi, gentili. Una più fredda ma solo in apparenza; professionale. Paziente; parla poco. L’altra sorride spesso, per lei è più un gioco di seduzione e si vede: conosce la sua forza, l’esprime, richiama. Siamo ansiosi ma concediamo loro ancora un po’ di tempo: per il trucco, per vestirsi. Siamo in un piccolo albergo, tranquillo, accogliente. Abbiamo ancora tante cose da preparare: il tempo vola via. Le foto le faremo vicino alla piscina, due poltrone di vimini e un tavolino. È rettangolare, né grande né troppo profonda, di quelle dei film delle vacanze di Natale: con tanto di luce blu, la scaletta e le piastrelle di cotto marrone tutt’attorno. Di fronte alla scaletta c’è qualche sdraio in plastica e due ombrelloni: spostiamo tutto. Vogliamo fotografarle nell’acqua e le torce le montiamo inclinate, in corrispondenza degli angoli della piscina, in modo che la luce arrivi uniforme, da tutti e due i lati; niente ombre nel menu. Sul tavolino due bicchieri, due cannucce per ciascuna, una fetta d’arancio e un tovagliolo.

    Perché i bicchieri? Chissà. Non ho in mente ancora nessuno scatto, ti sto solo guardando. Per capire come terrai il braccio, quando lo alzerai. Sto immaginando le tue labbra, e l’espressione che avrai nel tenerlo per bere. Forse userai la cannuccia, e allora non lo farò, quello scatto che ho in mente; però, adesso, ti guardo. Inizia tutto piano, come ogni volta. È più bello, iniziare piano, con dolcezza, anche con un po’ d’imbarazzo. Uno scatto, due, quattro scatti: siamo cinque metri di distanza, ma ti vedo bene. Posso guardarti negli occhi. Sei imbarazzata quanto me, non sai che cosa fare, e io non ti conosco ancora, non so guidarti in questo ballo, ci vuole più tempo. Lei ride, tu no. Un duecentesimo. Effedueeotto: troppo aperto. Il lampo illumina solo il tuo viso e dietro è tutto buio. Mi piace guardarti così. Sto cercando di capire chi sei, almeno un poco. So che fin quando non riuscirò a farlo, non avrò un’immagine di te ma solo delle foto, tante foto da buttar via. Chi ha più sesso in sé? Lei. Ce l’ha nel sangue. È meno brava, e tu sei più bella, lei ripete le stesse pose però è selvaggia. Lo senti, che stanno guardando di più lei: lo capisci dalla raffica di scatti quando lei si muove e dagli sguardi che cambiano direzione, lasciandoti sola. Anch’io guardo lei, eppure continuo a pensare a te e ad aspettare di poterti guardare per lo scatto che voglio, come sulla spiaggia, su quella pietra bianca. Pausa. Adesso ci parliamo, stiamo meglio assieme. Parliamo di quali pose potremmo chiedervi, e di come mettere le luci diversamente: forse possiamo usare un tempo più lungo e cercare l’effetto. È sera, fa ancora caldo, beviamo qualcosa assieme; abbiamo scattato per un’ora, e adesso sei più stanca, non ti difendi più. Anch’io sono più stanco e ricerco di meno, seguo il mio istinto. E continuo a guardarti. Contrasto, luce, scarpe nere. La posa quasi sdraiata non mi piace; mi piacciono le tue gambe, invece, le guardo a lungo e scatto due o tre volte, ma non riesco a fare quello che vorrei, stai pensando ad altro, guardi lui e non me dietro gli occhiali da sole. Sdraiati sul bordo della piscina, adesso, perché voglio guardarti ancora, più a lungo, di nuovo: scatto al buio. Ora siete vicine, vi toccate le spalle. Siete diventate amiche, in questi due giorni? Chissà. So che non vi siete mai viste prima. Che cosa provi, adesso, mentre le tocchi la spalla? Niente; è la risposta giusta. Potremmo chiedervi di più, lo fareste. Io amo guardarti, tu vuoi farti guardare: siamo qui per questo. Scendi in piscina, ci resti a lungo: hai il vestito addosso, sopra al costume, l’acqua è fredda ma aspetti lo stesso. Lui vuole immaginarti pantera, lei vorrebbe che tu danzassi in quell’acqua roteando il vestito. Faresti di più? Immagino di si. Ci guardiamo, adesso: dico due parole e tu sai che cosa vuoi fare.

    Ho finito. È tardi, te ne devi andare; non è ancora mezzanotte e torni già a essere una ragazza che studia, e io il tuo fotografo venuto da un’altra città. Mi ripetono di nuovo come ti chiami: penso che ricorderò il tuo nome, non so se tu ricorderai il mio. Chissà quante ne hai viste, di fotografie, quante te ne hanno mandate. Spero che tu ricordi i miei occhi.

  • la funzione del tempo

    la funzione del tempo

    Per scolpire il Pensatore, devi avere l’età di Rodin quando l’ha fatto. Non avendo nessuna capacità di scolpire o dipingere, sono rimasto affascinato dall’arte di Auguste Rodin lo stesso giorno in cui sono stato introdotto alla sua opera dalla mia compagna di fotografia e di vita d’allora. Ho deciso di provare a esprimere ciò che provavo attraverso il nudo fotografico, il mio primo progetto di questo tipo.

    Si è trattato di un’esperienza divisa in tre parti, lo studio delle pose e delle luci attraverso le foto delle opere dell’artista e la ricerca di una modella che avesse la dedizione, la presenza e la professionalità necessaria, poi la preparazione e infine la realizzazione. Queste su questa pagina sono le foto scattate durante la preparazione, ho deciso di conservare anch’esse in un portfolio che ho chiamato “fuoco”. Le pose finali, stampate poi su alluminio spazzolato in bianco e nero, sono state raccolte in un secondo portfolio, “pietra”. Per ciascuna foto finale, in tempo lungo d’esposizione, è stato necessario circa un minuto di posa; quelle preparatorie sono state scattate con il flash. Le foto sono state poi virate nel colore ma senza nessun ritocco, in modo da non alterare in alcun modo la fisicità del corpo. È il progetto fotografico a cui sono più affezionato.

  • impossibile fermarsi

    impossibile fermarsi

    Una volta l’anno è il 5 novembre. Il vento non soffia più; non così forte come negli anni passati, si è trasformato in una brezza di ricordi che accompagna la sera solo a volte. Di tanto in tanto, dove vivo, dopo il vento feroce e gelido, il sole splende basso sull’orizzonte nella mattina d’inverno: il cielo è così chiaro e pulito che, per qualche ora, lo sguardo può arrivare fino all’altra sponda occidentale di un mare italiano, e fino alle montagne. Fino alle Alpi. Non vivono a lungo, questi colori: poi il sole scalda la terra, sfuoca la lontananza, ma per quelle poche ore li ammiri tutti. Vedi molto lontano. Prima settimana di novembre: un anniversario. Primo giovedì di novembre, molti anni fa: un anniversario ancora più importante, quello di una serata conclusa dalla crema al whisky sull’orologio. Che serata meravigliosa. In realtà, non c’è più nessun anniversario; da tanto tempo sto scrivendo nuove storie in una vita diversa fatta di cose che non avrei immaginato di fare. ‘Ricorda ricorda il cinque di novembre’: suona anche divertente, la filastrocca, come una coincidenza, e non lo dimenticherò mai. Le immagini rimarranno con me per sempre. Ma è presente, e assente, allo stesso tempo: l’essenza della presenza in quelle immagini è l’assenza; Roland Barthes ancora una volta, per oggi. Filosofi e amore.