Categoria: musica

  • occasioni uniche. Identità di genere

    occasioni uniche. Identità di genere

    Il tema è talmente sensibile da essere, oggi, più infiammabile, e spesso tossico, del propellente avio. Avvicinarsi a un’opinione sul binario o non binario che non sia essa stessa binaria (sì/no), ed esprimerla pubblicamente, può voler dire rischiare l’ostracismo o ritrovarsi appiccicata addosso per sempre l’etichetta di ‘boomer’. Essere ‘fluido’ vuol dire non essere né sessualmente uomo, né donna (biologicamente, con buona pace di chiunque, l’appartenenza a un genere ben preciso alla nascita non si può negare); essere fluido vuol dire sentirsi sia uomo che donna, identificarsi in entrambi, ma siccome questo è impossibile, sempre per le note difficoltà biologiche, vuol dire provare attrazione sessuale ma soprattutto, penso che questo sia più importante, impulso emotivo (innamoramento? Amore?) indifferentemente per una donna o per un uomo. Un fenomeno sempre più diffuso in Italia; già molti anni fa ho partecipato, con piacere e anche con una punta d’orgoglio, con le mie fotografie a più di un progetto sull’omosessualità. Nella sessione fotografica e video conclusiva di un progetto musicale proprio su questo tema, tutto si è concluso con un coming out, ed è stato un bel momento. Ho amici omosessuali, donne e uomini, di diverse età; purtroppo li incontro poco, questo però accade perché il tempo ti distanzia e per nessun altro motivo.

    Il tutto, altrimenti mi dilungo troppo, per dire che è proprio per questo che non credo nella fluidità di genere. Temo che il business alle sue spalle sia talmente grande, e talmente influente, da mettere a rischio, presentando loro modelli e mode, molti adolescenti. Se un ragazzo o una ragazza adolescente si sente oggi, in Italia, confusa o confuso, non è certamente da solo: i modelli della mia ‘Generazione X’ sono completamente caduti e la generazione che ha seguito la mia è stata in grado di proporre, pur nel timore dell’Aids, la libertà sessuale totale e assoluta (in termini di individualità e di ricerca di godimento nel rapporto sessuale con l’esclusione a priori dell’idea dei figli, iperbolicamente scrivendo) ma non di identificare modelli sociali nuovi che potessero prendere il posto di quelli cancellati. I nativi digitali sono quindi oggi da soli a cercare sé stessi: moltissimi adolescenti mettono in dubbio la loro appartenenza a un genere sessuale, sia maschi che femmine, e dicono di non capire se si sentono uomini, donne, tutti e due, nessuno o qualcosa. Alcune nazioni, anche se oltre al business c’è anche la politica a dire la sua, accettano meglio di altre le differenze di genere, l’Italia non è in una posizione altissima della classifica e oggi presumibilmente lo è meno di prima, più per troppa vicinanza al centro cattolico che per timori derivanti da derive a destra. Per un adolescente, poter dire di sentirsi per davvero appartenente a un genere, in un 2022 in cui certo il modello maschile non è più John Rambo né quello femminile è Sharon Stone, è complesso, in particolare se gli interessi, le attitudini e la vita sociale non coincidono più con le aspettative della società stessa nei confronti del genere di appartenenza alla nascita, di cui si parlava all’inizio. La pubertà è il periodo indubbiamente più difficile ed è per questo che una confusione e un desiderio di fluidità, e la possibilità che ci sia vero amore, e vera attrazione sessuale, nei confronti dell’amico o dell’amica più cara è tutto fuorché strano, è qualsiasi cosa tranne che contro natura e non ci sono di mezzo nessuna malattia e nessun problema mentale. Il corpo cambia; la vita cambia. Questi cambiamenti vanno per forza descritti, è proprio necessario incasellarli in un: sono gay, sono lesbica, sono bisessuale, sono polisessuale o pansessuale o asessuale? Io non credo. Trovo ridicoli gli acronimi (anche le Quote Rosa, a dire il vero). In fin dei conti non credo neppure che, nella vita adulta, l’identità di genere e l’orientamento sessuale possano essere per davvero considerate, e manifestate, in modo separato. O che cambino, adolescenza alle spalle, con il tempo: ecco, questo è importante. Se, ed è una certezza, la discriminazione di qualsiasi natura può significare la perdita d’autostima e un pozzo di tristezza, di disperazione per una ragazza o un ragazzo, la depressione e l’isolamento dagli altri, forzarlo verso la fluidità, magari spingerlo in un modo o nell’altro e anche indirettamente verso le terapie ormonali anche perché esistono vie parallele che permettono di mettersi in mostra (Onlyfans: e cosa desideriamo, noi, più di ogni altra cosa se non l’autoaffermazione?) – terapie oggi reversibili ma mai del tutto, può provocare la stessa situazione, che peggiora con il passare degli anni. Gli anni Settanta hanno sdoganato la pornografia: c’era bisogno di fare del business, un mercato di grandissimo potenziale andava riempito, e tutti i peli del corpo scomparvero, rovinavano le riprese, soprattutto in primissimo piano. L’eiaculazione dev’essere pulita, con tutti i dettagli. Gli anni Venti del duemila stanno sdoganando la fluidità di genere: c’è un nuovo mercato, forse di potenziale ancora più grande, da riempire con abbigliamento, colori e giochi, e il sogno erotico non è più l’illegale Lolita ma il transessuale o, ancora meglio, la (il?) Sissy e si scopre che lo è anche per molte donne. Siamo ben oltre l’accettazione, che finalmente è arrivata, della naturalezza dell’omosessualità. Questo nuovo mercato fluido lo guardo con inquietudine.

  • trucchi di scena

    trucchi di scena

    Le foto che interessano sono quelle davanti alle quali provi piacere, emozione. Una foto è sorprendente quando non si sa perché è stata scattata. Non tener conto delle regole di composizione d’un paesaggio: poniti come un selvaggio, senza cultura. A partire dalle foto che ami, pensa di non essere fotografo: davanti all’obiettivo sei di volta in volta colui che si crede, colui che vorrebbe che lo si creda, colui che il fotografo lo crede, colui del quale si seve per mostrare la propria arte. Non amo il colore nella fotografia; ho l’impressione che si interponga tra il soggetto e me.

    Roland Barthes – Camera Chiara