Tag: società

  • verità rivelate. Lo potevo fare anch’io

    verità rivelate. Lo potevo fare anch’io

    Un numero molto grande di pensatori si è interrogato, da quanto l’uomo ha iniziato, appunto, a pensare a oggi, sul significato dell’arte. Serve o non serve? Se serve, a cosa serve? L’arte è uno spreco di tempo e ancor peggio, di questi tempi, di denaro impiegato in cose inutili? Filosofi ispirati da Heidegger, esistenzialista – l’esistenzialismo ritiene il valore dell’ – di nuovo, appunto – esistenza umana come fondante e cardine di riflessione – ritengono che l’arte sia il mezzo attraverso il quale la comunità e il singolo si esprimono e interpretano le cose della vita. Secondo gli esistenzialisti l’arte è capace non solo di manifestarsi all’interno di una cultura, ma di cambiarla dall’interno, rivelando mondi nuovi e interiori e permettendo la condivisione. Prima di Heidegger già Hegel proponeva l’arte come espressione di cultura e più in generale dello spirito dell’uomo, ritenendola l’attimo in cui la vita di un particolare individuo raggiungeva il suo apice rivelando la sua vera natura in un modo intuitivo. La nostra mente, quindi, ruota attorna all’arte da sempre, così come non smette mai di cercare di comprendere il significato dell’esistenza stessa. La domanda però è: l’arte è capace di produrre verità? Platone era convinto di no, Hegel di sì: in fin dei conti, artisti dell’Ottocento, l’epoca dei grandi filosofi tedeschi, sono stati capaci di mostrare il mondo in cui vivevano e non solo la sua rappresentazione allegorica o il mito. Il punto finale di questi due minuti di riflessione a fine giornata non è lo struggersi nel cercare di capire se l’arte possa rappresentare qualcosa con certezza, tratteggiando, almeno, una verità, ma se possa suscitare in noi emozioni tali da farci raggiungere una migliore e più completa comprensione della realtà e trasmettere conoscenza. “L’arte è una bugia che ci fa capire la verità, perlomeno quella che ci è dato di capire”. Picasso. “Lo potevo fare anch’io”, invece, è un bel libro di Francesco Bonami sull’arte contemporanea che mi è stato fatto conoscere, assieme a molto altro, negli anni in cui ho sfiorato l’arte muovendo i primi veri passi da fotoamatore; una lettura che consiglio.

  • oggi arriva da ieri

    oggi arriva da ieri

    “Osservando gli avventori di un bar, qualcuno mi ha detto giustamente: ‘Guarda come sono spenti; al giorno d’oggi, le immagini sono più vive delle persone’. Uno dei segni distintivi del nostro tempo è forse questo rovesciamento: noi viviamo conformemente a un immaginario generalizzato… ciò che caratterizza le società cosiddette avanzate, è che oggi tali società consumano immagini e non più, come quelle del passato, credenze”. Nella comunicazione di veniamo messi di fronte a nuove sfide che richiedono una rapida comprensione di ciò che sta accadendo, delle potenzialità insite nella trasformazione e dei nuovi messaggi da veicolare; spessissimo, non li capiamo. Circondati, siamo soli; i messaggi si spengono anch’essi, e scompaiono fra gli avventori del bar.